Quando c’è nebbia
Quando c’è nebbia, la scena è nulla, anzi è meno che nulla, qualcosa di meraviglioso. Il sogno di un sogno, uno spazio su cui stendere la nuda visione del pittore. Atmosfera lattiginosa su cui disegnare ciò che si crede, senza sapere, convinti ormai che al mondo non vi è più niente di solido, niente che non sia senza relazioni, niente che vive per sé solo.
Conta unicamente ciò che il sogno insegna. Giù da uno spaventoso precipizio, rocce inesorabili, a picco, verso il buio, atterrando su un prato fiorito. Paesaggi, mai visti di così belli. Colori ricchi che danno gioia ai dipinti, illuminati da una luce di tempi beati. Alberi dalle foglie danzanti e campi accarezzati dal vento. Qui le figure non si levano più come una barriera. L’immaginazione si getta, lasciandosi indietro le sponde di ciò che si vede soltanto.
Lo sguardo è quello che erompe dall’anima. Il manto argentato, nel buio della sua notte, illuminato da lampioni sospesi diventa messaggero del mondo e porta con sé fantasie. Chi ha vissuto solo con gli occhi, chi mille volte ha giurato a se stesso che solo il visibile esiste e non si è mai chiesto rabbrividendo al pensiero se il visibile non esiste, davanti alla nebbia illanguidisce.
Il tragitto è lo stesso, ogni mattina, ma più passano i giorni più sembra diverso. Da tempo tento di ricostruire la vita di qualcun altro. Egli deve aver sofferto ansia, odio e paura, sentimenti che trasformano anche ciò che c’è di più familiare in qualcosa di estraneo e ostile. Stralci di vita su bianco, confessioni la cui forza è tanto grande da imprimersi nei miei pensieri. E il bianco ovattato che sta là fuori asseconda la mia irrefrenabile voglia di tracciare una storia.
Ma so poco e nulla. Nelle sue ebbrezze egli non descrive, non fa nomi e non accenna ad alcun luogo, denota solo un’eccitazione febbrile a tratti curvata su un’oscura superficie liscia e raggiante, come quella del mare calmo, mentre tempeste insonni dilaniano gli abissi. Le sue ultime parole però sono decisamente più drammatiche, fanno alzare le onde e gettano in alto e in basso giganteschi e misteriosi riflessi, esattamente come quelli che intravedo sullo sfondo muto del cielo notturno, appena dopo la periferia, dove i fari di un campo da calcio squarciano il buio con pallidi fasci di una luce irreale.



