Economia spaziale

Ore sei, finisco di fare la borsa, butto dentro ancora un paio di magliette, anche spazzolino e rasoio elettrico, non si sa mai. Le cose ci accompagnano, ci nutrono, ci rivestono, ci indicano la via per migliorare la nostra vita. Le cose ci soddisfano, ci circondano, giungono a noi: ce le prendiamo, le facciamo, e poi le scambiamo, le accumuliamo. Le cose circolano, il loro flusso ci avvolge, ci servono, le vogliamo anche se non possiamo, le rincorriamo; per averle spendiamo, ci affatichiamo.

Sei e trenta, sono fuori: passo svelto, senza alcun ripensamento. Il tempo è poco, i desideri dilagano, le cose finiscono. I listini delle piazze vanno in tilt e il caos esplode. Momenti di panico, certo. Cifre convulse, mute per molti, titoli in picchiata. In poche ore centinaia di miliardi bruciati. Assurdo da pensare. Nel flusso delle cose, avvolti nel reticolo del consumo, come scimmie nello spazio. Non si capisce nulla e a un certo punto c’è il buio e basta.

Sette meno un quarto, sale l’ansia, temo di non arrivare in tempo. Ho bisogno di un prestito. È da anni che ormai va così, ed è da anni che mi rincorrono: ho già chiesto parecchio. Rientrare quando i conti non tornano risulta difficile, più facile per loro vendere il debito a chi è più bravo a esigerlo. E così rischi anche di trovarti una pistola in bocca. Sposti la canna con la lingua per provare a spiegare. Non serve prendersela con l’orologio rotto del sistema, non serve parlare di fiducia, non serve placare le aspettative. Resta solo la capacità di reazione e la possibilità di dimostrare che ce la puoi fare. Entro quando? Già vedi le teste piccole della gente che pascola tra i negozi sulla strada, mentre guardi giù, prima di buttarti.

Ce la posso ancora fare, sono solo le meno cinque. Crisi, manovre, instabilità, quel che sarà sarà. Bisogna recuperare moneta, quella che un tempo era stata inventata solo per mediare e per scambiare, per riprendersi ciò che vale, per migliorare la nostra vita e per campare. Intanto i soldi non li ho, anzi no, sono riuscito a farmi finanziare. Non devo tradire la fiducia di chi ha avuto il coraggio di scommettere ancora su di me. Chissà come sarà il domani: si fa fatica, c’è confusione, meglio non pensarci e darci sotto col vendere. L’incertezza sul futuro è un’incognita a cui nessuno può scampare.

Eccolo là, sta arrivando, devo aumentare il passo. Corro, lo zaino in spalla pesa. La distanza s’allarga e la moneta traballa. Scusi c’è lavoro? Le banche crolleranno? Le spese continuano a salire? Le rate del mutuo? Che succederà alla domanda, agli ordini, ai tassi di interesse e alle valute? E ancora: ma quanto costa la benzina? E le pensioni?

Sette e cinque, ci sono quasi. La stanchezza ci assale, è inevitabile. Rimanere sospesi in tutto questo può portare a una certa estraneazione e favorisce egregiamente la capacità di vivere in un mondo immaginario. Nessuno sopporta più il suo mestiere, i parenti, gli amici, la sua casa e le sue giornate, quelli che ridono sempre, la gente che saluta. L’unica soluzione rimane traslocare la propria esistenza da qualche altra parte, in una nuova città, vuota, dove sarà possibile ritrovare il proprio posto, con nuovi vicini, un nuovo lavoro, un altro paesaggio, tra nuove abitudini e maldicenze. Un altro luogo da cui sarà possibile scappare ancora e rincorrere quel giorno in cui riusciremo a sanare il debito che ci strozza. Ecco come si arriva a non desiderare più nulla fuorché il tempo, impossibile da trovare tra le cose, impossibile da comprare. Ecco il mondo alla rovescia dove chi agisce in modo razionale viene smentito continuamente dagli scompigli che può causare.

Eccomi. Una faticaccia, treno preso al volo: i battenti si chiudono a scatto. Ancora presto per dire che è troppo tardi?



2 risposte a “Economia spaziale”

  1. Lorenzo scrive:

    Sei un genio! ;)

  2. admin scrive:

    Ok, ok, con questa mi dimentico di tutti gli insulti :)

Lascia un Commento

pattern minimal
articles-nota